La settimana Santa a Francavilla Fontana

Postato in: Da , il 18/04/2014

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Ciao a tutti i compagni della mia terra salentina e non.. Oggi è Venerdì Santo, e siamo nel pieno della Settimana Santa, una tradizione fondamentale, sia in campo liturgico che gastronomico. Attendiamo, infatti, l’arrivo della Pasqua con specialità culinarie del periodo, processioni, visite in chiesa e la caratteristica presenza dei “Pappamusci” a Francavilla Fontana.

Questa tradizione, propria della zona jonico-salentina, può essere datata intorno al XV-XVI secolo, in cui si costituirono le prime confraternite. Tanto é conosciuta e ormai famosa la tradizione dei “Pappamusci” che registi compaesani e non, hanno realizzato cortometraggi e film per le vie storiche di questo paesino salentino. Proprio il regista Sergio Rubini ha scelto nel 2006 di girare le scene del film “La terra”, in cui proprio i “Pappamusci” e la processione dei Santissimi Misteri del Venerdì Santo sono parte della scenografia. Proprio per l’occasione vennero anche ricostituite le statue e parte degli ornamenti ormai perduti nel tempo.

La Settimana Santa

I riti della Settimana Santa hanno inizio il Venerdí che precede la Domenica delle Palme, chiamato anche “Venerdí dei Dolori di Maria”. In questo giorno vi é la processione della statua della Madonna Addolorata, vestita con un abito nero ricamato in fili d’oro. La statua viene accompagnata per le vie del paese a passo lento, dai confratelli della Reale Arciconfraternita dell’Orazione e Morte. La statua, di scuola veneziana, fu donata dalla Viscontessa spagnola Donna Carmela Brost in Forleo proprio alla confraternita.

Arrivati alla Domenica delle Palme, prima della Santa Messa vi é la benedizione dei rami d’ulivo, che al termine vengono donati a tutti i presenti, così grandi e piccini regalano ramoscelli per le vie del paese, mentre i confratelli del Carmine e di tutte le altre chiese, incappucciati, si dirigono verso la Chiesa Matrice, l’Insigne Collegiata del SS.Rosario. Alla sera, presso la Chiesa di Santa Chiara (della Morte), vengono rappresentate le 14 stazioni della Via Crucis, musicate e cantate.

Al Mercoledì Santo, i bambini portano in giro e mostrano di casa in casa in segno di pace “li piatti”, ossia dei baldacchini di grano verde, e decorati con richiami al periodo pasquale. Da qui la tradizione dei bambini con la frase in dialetto “ce ti piaci lu piattu mia?”, così che ricevano qualche offerta dai parenti. Alla fine della giornata “li piatti” sono condotti nelle rispettive chiese di appartenenza, esposti nei pressi degli altari giá ornati per i giorni del Triduo pasquale.

Il Giovedì Santo vi é il pellegrinaggio dei fedeli ai Sepolcri. Durante la Messa della Coena Domini (l’Ultima Cena) ai fedeli vengono distribuiti pani anemici, mentre canonici e confratelli di ogni congrega della città, seduti, porgono al proprio parroco il piede destro da bagnare.

La presenza più caratteristica è sicuramente quella dei “Pappamusci”, una coppia di confratelli che attrae molti turisti e visitatori dei paesi limitrofi. I “Pappamusci” sono una coppia di confratelli di ogni ogni chiesa, che dalle prime ore pomeridiane del Giovedì Santo fino al tramonto del Venerdì, vagano scalzi per ore nella vie della cittá, in segno di penitenza, spostandosi di chiesa in chiesa. Indossano una veste bianca ricamata, chiusa da una cintura con il simbolo del sacrificio, detto “cingolo”, mentre sul petto hanno lo scapolare, un abitino marrone, dove è ricamato il nome della Confraternita di appartenenza, come ad esempio “Decor Carmeli”, i confratelli della chiesa del Carmine. Hanno un cappello, simbolo di rispetto e ossequio del pellegrino, il bastone dei pellegrini e un cappuccio bianco che nasconde completamente il volto. Di chiesa in chiesa chiedono il perdono dei propri peccati. Quando due coppie di “Pappamusci” si incontrano, si salutano battendo il bastone a terra e incrociano le braccia portandole al petto, in segno di colpevolezza.

Nel primo pomeriggio del Venerdì Santo ogni parrocchia adempie all’Adorazione della Croce, in cui viene annunciata la morte di Gesù. La sera per le strade del paese “esce” la Processione dei Misteri, una lunga processione in cui ogni statua trasportata dai vari confratelli rappresenta un momento della passione. Una marcia funebre per le vie principali di Francavilla molto lenta, e scandita dal suono della “trenula”, uno strumento in legno con maniglie di ferro. Seguono i “Crociferi”, detti anche “Pappamusci cu lli trai”, penitenti o devoti, che scalzi ed incappucciati, trasportano pesanti travi di legno sulle spalle, al seguito della statua detta “della Cascata”, che raffigura la caduta di Cristo per recarsi sul Golgota. La Processione si conclude con il clero cittadino, e con la statua di Cristo Morto, portata in spalla dai confratelli della Morte, seguita dal Sindaco, dal Capitano dei Carabinieri, dal Priore della Reale Arciconfraternita dell’Orazione e Morte e dal Primo Magistrato cittadino. Al seguito della statua vi sono i priori delle altre confraternite e alcuni Cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme, appartenenti alla Diocesi di Oria.

La sera del Sabato Santo inizia la Veglia, ed il sacerdote, insieme ai fedeli, accende sul sacrato della propria chiesa un fuoco benedetto. Dopo che il corteo entra in chiesa e si accende il cero pasquale, viene annunciata la Pasqua; la statua di Cristo Risorto, partendo dalla Parrocchia dell’Immacolata viene condotta per le vie del paese, trasportata dalla Confraternita di Maria SS. Immacolata.

Dolci

Già da più di una settimana sono cominciati i preparativi nelle casse di Francavilla Fontana, ma nel Salento tutto sono tanti i dolci e le tradizioni culinarie del periodo pasquale. Dai dolcetti in pasta di mandorle, a “lu Picurieddu ti Pasca”, un dolce di mandorla col ventre farcito con marmellate, scaglie di cioccolato, copeta, savoiardi inzuppati con liquore al cacao. Se avete la fortuna di trovarvi nella nostra terra non fatevi sfuggire l’occasione di assaggiare la “palomma” detta anche “puddica”, composta da uno o più uova sode racchiuse all’interno di un impasto, che può essere sia dolce che salato, una vera leccornìa.


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